Intervista a Daniele Parolo, presidente CNA Lombardia


Cna ha recentemente cambiato i vertici regionali e nazionali: quale sarà l'azione politica per il prossimo futuro?

Il nuovo corso della Cna lombarda è in linea con il percorso fatto nel recente passato. L'azione politica della Confederazione si spingerà verso una rappresentanza dell'artigianato e della piccola impresa che rivendica anzitutto un ruolo propositivo ma anche critico nei confronti di un’economia e una politica che tende ad emarginare il nostro mondo, quello delle piccole imprese. Cna vuole invece valorizzare e sostenere quello che è nei fatti il cuore economico della Lombardia, per fare ciò ritengo di poter dire che la recente costituzione del coordinamento di Rete Imprese Italia Lombardia sarà il fulcro della nostra azione.

Ogni forza politica riconosce nell'artigiano e nella piccola e media industria l'asse portante del sistema nazionale, ciò nonostante sono le prime categorie che vengono colpite e perseguite dalla burocrazia e dalla fiscalità.

La domanda contiene la più che evidente contraddizione delle politiche economiche del nostro Paese, da un lato siamo la spina dorsale che viene regolarmente lusingata a parole ma nei fatti massacrata dalla burocrazia. Basta dare un’occhiata ai dati del Centro studi di Cna nazionale per capire quanto ci costano ogni anno gli adempimenti. Occorrono leggi più semplici e meno, molti meno adempimenti se si vogliono creare vantaggi competitivi, oggi si dice così, al vero tessuto economico del Paese: il mondo dell’artigianato e delle piccole imprese. Il nostro. Qui apprezziamo il tentativo fatto dalla regione di invertire la rotta.
Sul fronte tasse siamo ormai oltre il limite di sopportazione. Ora basta! Siamo particolarmente arrabbiati in quanto avevamo proposto, come Rete Imprese Italia, in sede di confronto con il Governo nazionale prima della legge di stabilità, un taglio di spesa pubblica, con capitoli ben definiti, di 23 miliardi di euro, da girare nell'economia reale. C’era scritto a chiare lettere nella nostra proposta che occorreva con urgenza il taglio delle tasse per le imprese e per i lavoratori. Non si può dire che ci abbiano ascoltato. Ora basta davvero. Siamo l'ultimo baluardo serio contro la collera degli imprenditori! Che la politica lo sappia, che i nostri politici se ne rendano conto.

Nella nostra città hanno aperto recentemente due negozi di parrucchiere gestiti da operatori cinesi. Immaginando che non sia un fatto isolato le associazioni di categoria come intendono affrontare il tema? Ignorandolo, cercando di coinvolgere gli artigiani di origine extracomunitaria, oppure facendo cartello a difesa della tradizione?

Credo che sia fondamentale il dialogo, non è certo con l'emarginazione che si affronta il problema. Certo le regole devono essere rispettate. E questo vale per tutti, sia per gli indigeni che per coloro che vengono da altri paesi. L’integrazione e la convivenza civile si ottiene attraverso il rispetto delle regole.

Da più parti si invocano dazi a protezione della produzione interna, si accusa la moneta unica di aver compromesso il nostro benessere e si accusa l'Italia di non avere un' adeguata protezione dall'Europa a difesa delle proprie produzioni (***) In merito a questi temi qual'è la posizione di Cna Lombardia?

(*** mi riferisco al fatto che - per esempio nel tessile - è possibile aggirare le regole d'importazione diretta dalla Cina sdoganando in altri paesi europei che non vantano la nostra tradizione e da lì importare in Italia a prezzi non concorrenziali)

Più che di protezioni bisognerebbe parlare di tutela dei prodotti. Se è vero che il brand “Made in Italy” e tra il secondo tra i più conosciuti al mondo, bene questo deve essere il vero protezionismo sul quale tutti dobbiamo batterci: la tutela del Made in Italy. Tutte le nostre imprese, grandi e piccole, sono molto penalizzate dall’uso selvaggio ed “abusivo” del Made in Italy.

E' recente la tragedia di Prato, le associazioni di categoria come si stanno muovendo per la lotta al sommerso e alle aziende che lavorano in nero che, in buona sostanza, sono le principali antagoniste di chi lavora rispettando le regole.

La tragedia di Prato è una di quelle “tragedie annunciate” poiché nulla si è fatto per prevenirla. La Cna si batte da sempre per contrastare situazioni di lavoro illegale e senza sicurezza che più volte abbiamo denunciato. Continueremo a farlo, ma le autorità competenti devono fare il loro mestiere, ed operare affinché questo mondo sommerso esca dall'ombra, dove volutamente è messo e mantenuto da qualcuno che ha interesse a sfruttare il lavoro dei “terzisti”. Questo mondo, che non è piccolo, dobbiamo fare in modo che emerga e possa, nel rispetto delle leggi e delle regole vigenti nel nostro Paese, contribuire alla crescita del Pil e non all’economia del sommerso.

A detta di molti l'Italia è un paese caro. Se è vero sarebbe sufficiente diminuire i prezzi e ridurre la pressione fiscale per uscire dalla crisi?

La diminuzione della pressione fiscale è una cosa importante ma non la sola delle condizioni per uscire dalla crisi e favorire la ripresa. Il costo dell'energia e la redditività delle imprese sono altresì cose importanti, voci che incidono molto sulla competitività del nostro Sistema Paese.