Il sistema camerale va salvato

DIVENTI MOTORE DELLO SVILUPPO

"Il Sistema Camerale va salvato, deve diventare motore dello sviluppo”. E' questo quello che ha di recente affermato il Segretario della CNA Sergio Silvestrini e che an­che noi sosteniamo appieno. In questi ultimi mesi, in questa fase complessa della vita pubblica, nel dibattito sul­le riforme si è introdotta la discussione sul­la sorte delle Camere di Commercio, con il Governo che ha inserito nel DI 90/14 sulla semplificazione e la trasparenza amministrativa la volontà di trasformarle. Il rischio dello smantellamento è dietro l'angolo e va detto da subito chele Camere di Commercio non sono un residuo del passato, né un carrozzone. Vanno ridotte di numero e va rivisto il sistema delle loro partecipate ma, da quel che si capisce dalle linee guida del provvedimento, con la riduzione al 50% dei diritti camerali, finirebbero alla stregua di un'agenzia di pratiche amministrative.

Questo non va bene, bisogna invece lavora­re a un incisivo processo di riforma, che non svilisca ma esalti l'esperienza della legge 580 (la legge del '93 che modernizzò questi enti ed è ancora in vigore, con qualche modifica datata 2010). La CNA già 2 anni e mezzo fa propose di trasformare le Camere nel vero motore dello sviluppo dei territori in cui lavorano, dimostrando per prima di voler riformare, anche in modo profondo il sistema Camerale.

Speriamo vivamente che Governo e Parla­mento possano avere un ripensamento. Il rischio vero è che dietro questo tentativo di riforma ci fosse anche lo zampino di qualcuno che, avendo dovuto cedere alle richieste di maggiore corresponsabilità nella gestione delle Camere avanzate dalle piccole imprese e permesse dall'attuale ordinamento, forse ha deciso di rovesciare il tavolo, sognando ritorni al passato ed egemonie che non accetteremo mai.

Vogliamo ricordare a tutti che nell'ultimo sondaggio realizzato da Ipsos per conto di CNA sul tema delle PMI, l'Europa e l'euro, gli artigiani hanno messo sul banco degli imputati l’Italia e le sue disastrose democrazie. l nostri imprenditori sono infatti persone concrete, che vivono l e contraddizioni e le difficoltà di chi fa impresa. Ci chiedono tutti i giorni di poter lavorare senza impazzire, prigionieri delle scartoffie e di adempimenti cervellotici. E ci chiedono la possibilità di accedere a un credito che tenga conto delle realtà imprenditoriali e delle loro potenzialità. Non pretendono la luna dal Governo, ma se pensiamo che "l'operazione 80 euro'' è stata pensata e realizzata in 3 mesi, con la medesima energia è lecito aspettarsi le prime azioni per semplificare il Paese. Semplificare, sburocratizzare è il nostro chiodo fisso, finora lasciato lettera morta.

Ma ormai non si può più andare avanti in questo modo, non è possibile e più pensabile di avere questi rallentamenti ogni volta che si debba prendere una qualsiasi decisione politica. Non è possibile salutare con apprezzamenti una legge e poi dover attendere anni i decreti che la attuano e che, talvolta, arrivano quando il provvedimento non serve più. E questo non è solo un problema italiano, ma anche europeo. L'Europa, come l'Italia, non può essere preda di cavilli, vincoli, parametri che tengono in ostaggio cittadini e imprenditori.

In questi ultimi mesi l'abbiamo ripetuto molte volte e temiamo che dovremo farlo ancora, perché per farsi un'idea dei guai in cui ci troviamo, dobbiamo leggere e rileggere molte volte i risultati dell'Osservatorio Cna sulla tassazione globale per le piccole e medie imprese. C'è parecchio di cui indignarsi. A Cremona la tassazione supera il 70%, è veramente troppo. La scorciatoia che tutti i Governi, centrali e locali, senza distinzione di colore politico, hanno imboccato quando si sono trovati di fronte a necessità di bilancio è stata quella di spremere un po' di più le imprese, soprattutto le piccole, che non possono certamente ricorrere a scappatoie fiscali nei vari paradisi del pianeta. Si cominci a tagliare le montagne di spesa pubblica improduttiva e a mettere mano al debito per recuperare risorse dall'accumulo di interessi che paghiamo ogni giorno. Non cambierà nulla e non ci sarà alcuna ripresa fintanto che l'abnorme spesa pubblica non verrà tagliata, la burocrazia non calerà e l'occupazione non aumenterà. Finora abbiamo assistito ma tanti annunci, ma fatti concreti che possano produrre risultati tangibili purtroppo non ne abbiamo ancora visti, e la tassazione è davvero troppo alta perché le nostre imprese possano iniziare a respirare.

Giovanni Bozzini
Presidente CNA Cremona