Partecipare alla vita associativa

per far sentire la nostra voce alla politica


Sei anni di crisi hanno segnato tutti, persone e imprese, ma che cosa ci hanno insegnato? E soprattutto, la possiamo ancora chiamare crisi o invece è un nuovo standard di vita?

E' vero, abbiamo vissuto tutti sopra le nostre possibilità, nell'illusione che andasse tutto bene, perché andava bene a tutti. Abbiamo dimenticato gli insegnamenti dei nostri vecchi, quegli insegnamenti che davano il giusto peso e il giusto valore alle cose, si acquistava se era strettamente necessario e si valutava il giusto rapporto qualità - prezzo, insegnavano a non buttare niente che potesse essere riutilizzato o usato da qualcun altro, a spendere i soldi quando se ne avevano.

Col passare del tempo abbiamo perso la capacità di valutare le cose per quello che è la nostra necessità e ci siamo lasciati trascinare dal consumismo e dai valori che il mercato impone. Oggi una vettura media costa 20/25 mila euro (quaranta/ cinquanta milioni di vecchie lire) dopo 3 anni ne vale si o no 6/8 mila; una volta il telefono serviva per comunicare tra persone lontane, oggi i nostri figli chattano con gli amici che si trovano dall'altra parte del tavolo; si faceva la spesa nel negozio sotto casa acquistando prodotti necessari e soprattutto freschi perché ci si andava tutti i giorni, oggi si fa la spesa al supermercato una volta la settimana, riempiendo il carrello di prodotti confezionati, alcuni dei quali inutili - ma non si sa mai - e buona parte di questi prodotti dopo un po' dovranno essere buttati perché scaduti. Con buona pace dell'illusione di aver risparmiato.

C'é qualcosa che non va, o meglio: tutto non va. Come è possibile che una vettura perda 15mila euro di valore anche se l'abbiamo tenuta tutto il tempo in garage? Al contrario: quale sarebbe l'investimento finanziario che renderebbe 15mila euro in tre anni avendone investiti 20mila?

La tecnologia è una grande cosa, ma deve "servire l'uomo" per alleviare le fatiche, evitare sprechi, non è possibile che ogni anno si debba cambiare lo smartphone o il tablet o il computer, e soprattutto questi strumenti dovrebbero servire per evitare code, rendere più facile la vita a cittadini e imprese, evitare inutile spreco di carta, ma anche impedire di far crescere una generazione che si parla attraverso un minischermo. La grande distribuzione organizzata, le case costruttrici di auto, le multinazionali della tecnologia, ci hanno "convinto" a comprare ciò che a loro conviene, creando bisogni "indotti; magari puntando sulla sicurezza: allora compriamo auto con 10 air bag che, in caso d'urto, scoppiano anche se non serve, con la conseguenza che a causa del costo dei ricambi elevato, sarà "conveniente" cambiare la vettura.

La bolla speculativa, immobiliare, finanziaria, l'illusione del guadagno facile, senza fatica, l'illusione di vivere sopra le righe, ci hanno portato a dimenticare le cose importanti, che i soldi si fanno soprattutto con il sudore della fronte, che alla massimizzazione dle guadagno è meglio contrapporre la qualità della vita, che non possiamo farci imporre le decisioni di altri, non possiamo più delegare ad altri ma è necessaria la nostra attenzione ed il nostro impegno personale.

Questo è quello che questa crisi ci dovrebbe insegnare, riprendere i nostri valori, i nostri diritti, la qualità della vita. Non abituiamoci a parlare attraverso minischermi, ma incontriamoci, partecipiamo alla vita sociale ed associativa perché mai come in questo momento sono necessarie azioni e scelte che devono essere condivise dalle nostre imprese negli interessi dell'intero Paese.

Siamo in una fase di grandi cambiamenti e dobbiamo far sentire alla politica la nostra voce, la voce dell'economia reale, delle persone che producono, prima che qualcun altro (ancora una volta) decida per noi.

Roberto Lazzari