La stretta fiscale nelle manovre di luglio e agosto.

Evasione e pressione fiscale, una spirale da spezzare.


ORSI_X_WEBLa fiscalità e le misure emanate nell’anno in corso dal Governo stanno toccando e toccheranno sempre di più nell’immediato futuro le nostre imprese, i nostri laboratori, le nostre attività.

Sinceramente avrei voluto scrivere di ripresa economica e di sviluppo, ma questo è, dispiace dirlo, il capitolo di un libro che la nostra classe politica non ha ancora cominciato a scrivere.

La crisi finanziaria, che si è trasformata presto in economica e direi oggi in crisi strutturale della nostra società e del nostro modo di vivere, purtroppo non si è ancora conclusa, anzi il nostro Paese, rispetto ad altri, sta dimostrando di soffrire di più, forse per una scarsa crescita, forse per il vertiginoso debito pubblico accumulato negli anni e che oggi viene al pettine come un nodo inestricabile che grava e graverà anche sulle generazioni future.

Tutti abbiamo visto, negli ultimi tempi, i movimenti speculativi che sono ancora in atto contro la finanza del nostro Paese e abbiamo assistito alla discesa a gradino dei grafici della nostra borsa. Ci hanno riempito la testa con lo spread dei nostri titoli di stato rispetto a quelli tedeschi. Risultato bruciati miliardi di euro sull’altare della finanza speculativa.

In momenti come questi, la nostra classe politica, avrebbe dovuto compiere scelte coraggiose, importanti e anche, al limite, impopolari per cercare di evitare conseguenze ancora più pesanti per la nostra Italia. Invece, lo abbiamo visto tutti, la casta è rimasta immobile e si è persa in giochi di palazzo che noi non abbiamo capito o che per decenza non abbiamo voluto capire...

Tutti, oggi, siamo chiamati a dare un segnale di serietà e concretezza. Per citare un aforisma del mahatma Gandhi: “Dobbiamo diventare il cambiamento che vogliamo vedere”, certo noi artigiani per primi, perché solo così poi lo potremo pretendere dagli altri.

Dobbiamo chiedere con forza una politica più vicina a noi, e come noi: attiva, puntuale, seria, efficace, insomma una politica come un’impresa artigiana! Se vogliamo tutti assieme uscire da questa situazione di “impasse”, dobbiamo renderci conto che tutti dovremo fare la nostra parte e che al centro degli obiettivi di tutti va messo il lavoro, la responsabilità e regole, poche, chiare e precise e soprattutto rispettate; ma anche riduzione della spesa pubblica improduttiva, riduzione dei costi della politica, lotta alla corruzione e al lavoro sommerso, agli sprechi pubblici e alla inefficienza della maggior parte dei nostri uomini politici.

Perché questa è la vera concorrenza occulta che piega le ginocchia alle nostre imprese. Le ore, i giorni, le

settimane ed i mesi buttati in un anno per adempiere a regole e pastoie burocratiche che ci distolgono dalla produzione vanno superati con una effettiva semplificazione.

Siamo quelli che in Europa hanno la burocrazia più pesante e si che questa è stata un’invenzione dei Francesi con Napoleone Bonaparte.

Ci hanno detto che la dimensione dell’evasione fiscale nel nostro Paese è pari a 120 miliardi di euro e che la corruzione diffusa è stimabile attorno ai 60 miliardi.

Non sono certo le nostre imprese artigiane a generare voragini di questo tipo.

Detto ciò, capiamo tutti che la leva fiscale debba essere azionata. Ma forse in senso contrario!

Si deve ridurre la pressione fiscale sul lavoro e sulle imprese, pena la chiusura di molte attività con il conseguente impoverimento del tessuto produttivo italiano e con conseguenze davvero devastanti per il nostro futuro e per quello dei nostri giovani.

Quando chiude un’azienda artigiana, non si perde solo una partita iva, ma tutto un bagaglio di conoscenze, di tradizione, di insegnamenti e di capacità professionali e tecniche che vanno smarrite per sempre.

Lo Stato, con la sua politica fiscale, non deve vederci, ancora una volta, come limoni da spremere, ma come quella parte viva e vegeta del sistema Italia, che non ha mai chiesto niente a nessuno, che ha sempre lavorato con l’orgoglio della propria indipendenza, che ha prodotto benessere senza fare tanti proclami e rumore e che oggi deve essere considerata una risorsa positiva, un esempio per tutti, una realtà peculiare del nostro Paese su cui scommettere per il futuro.

E CNA come è posizionata? Permettetemi un po’ di promozione...

La nostra CNA, in questi anni è stata presente sul territorio e tra le imprese per dare, per quanto possibile, attenzione e sostegno ai propri associati. Ha offerto a tutti l’opportunità di non sentirsi soli, dimostrandosi attenta alle mutate esigenze di mercati ed a professioni in rapido divenire.

Attraverso il consorzio fidi del nostro sistema, CNA ha contribuito a fornire garanzie agli istituti di credito a favore delle imprese associate e non, consentendo loro di superare momenti duri o anche di poter investire in nuove attrezzature produttive.

Grazie all’Associazione, diverse aziende hanno potuto beneficiare della cassa integrazione in deroga, che ha consentito di superare situazioni difficili senza ricorrere ai licenziamenti.

Anche la formazione, oggi, ricopre un ruolo determinante per le nostre imprese.

Corsi di aggiornamento gratuiti sono stati promossi dalla C.N.A. e, secondo il mio parere, molte più aziende artigiane, piccole imprese e micro imprese, oggi avrebbero bisogno di formazione specifica, di confronto e di condivisione di esperienze e conoscenze. Molte di più dovrebbero oggi dedicare un po’ del prezioso tempo, alla formazione, in qualsiasi ambito esse operino, sia in quello locale che in quello internazionale, perché, sono convinto che il mercato del lavoro di domani sarà sempre più duro e selettivo e solo aziende forti, tecnologicamente preparate e consapevoli potranno affrontare quelle sfide che la globalizzazione ci sta preparando.

Auspico quindi un maggior potere aggregante della nostra CNA e una maggior partecipazione delle imprese che la costituiscono per poter vedere la loro associazione come “agorà” come piazza, per poterci confrontare e mettere in comune esperienze lavorative, per un reciproco sostegno, per condividere esperienze e conoscenze, per avviare processi di crescita individuale e globale.

CNA, co-fondatrice di Rete Imprese Italia, ha chiesto alle istituzioni di predisporre una riforma fiscale con un fisco vicino alle imprese, che le accompagni dallo start up alla crescita fino alla indipendenza finanziaria. Un fisco amico delle imprese, vicino e non sovrastante. Questo è anche il mio pensiero, ma si sa a volte i pubblicitari come me, sono anche dei sognatori...

Franco Orsi, Presidente CNA Varese