TERRITORI, AREE VASTE, COMPETITIVITÀ

LA CNA PROPONE UNA NUOVA CONFIGURAZIONE PER EMILIA ROMAGNA, LOMBARDIA E VENETO

Le CNA Emilia Romagna, Lombardia e Veneto fanno squadra e delineano una realtà che va molto al di là degli attuali confini amministrativi

Milano, 1 aprile 2016 - Consentire ad una delle aree trainanti dell’economia europea (dati Eurostat), rappresentata dal territorio di Emilia Romagna, Lombardia e Veneto, di competere su un piano di parità con le altre grandi aree europee. Farlo uscendo dagli schemi che hanno caratterizzato le politiche degli ultimi sessant’anni e abbandonare completamente la logica dei confini amministrativi regionali e provinciali, scomponendo letteralmente i territori e riaggregandoli sulla base delle evidenze statistiche.

Lo ipotizza la CNA, Confederazione Nazionale dell’Artigianato, delle tre regioni sulla base dell’ultimo rapporto dell’Osservatorio “Economia e territorio”, da esse costituito per studiare l’evoluzione socio-economica del proprio territorio e individuare soluzioni per renderlo più competitivo, presentato oggi a Milano.

Con questo quarto rapporto, curato dal Centro Studi Sintesi di Venezia come i precedenti, si passa dalla constatazione (Rapporto 2015) che lo sviluppo si è spostato dal triangolo Nord-Ovest (Piemonte-Lombardia-Liguria) a quello Nord-Est (Lombardia-Veneto-Emilia Romagna), che la piccola impresa ha un ruolo crescente, mentre declina la grande industria, e che lo sviluppo avviene ormai soprattutto lungo le direttrici infrastrutturali, alla convinzione che gli attuali confini amministrativi sono ormai superati, che esistono due diversi modelli di Città metropolitane (Milano da una parte e Venezia e Bologna dall’altra), che sono presenti poli regionali intermedi alle connessioni dei grandi assi.

“Questo studio è un’importante occasione per migliorare l’assetto amministrativo locale, a supporto delle effettive relazioni economiche tra i nostri territori” hanno affermato all’unisono Alessandro Conte, Presidente CNA Veneto, Paolo Govoni, Presidente CNA Emilia Romagna e Daniele Parolo, Presidente CNA Lombardia.

Il nuovo modello di governo del territorio individuato dal rapporto delle tre CNA regionali poggia sulla ridefinizione della mappa del Nord Italia, con Milano “metropolitana”, una delle 13 grandi aree urbane d’Europa sia demograficamente sia economicamente i cui confini vanno ben oltre i limiti comunali e provinciali, assumendo una configurazione sovraregionale, che si integra con 11 Aree Vaste omogene sotto il profilo socio-economico, infrastrutturale e relazionale.

Lo studio propone di passare dalle 28 attuali province, in via di estinzione, a 12 aree vaste, individuate in base a morfologia naturale del territorio, mobilità del lavoro, specializzazioni produttive e continuità urbana. Un’area con una popolazione complessiva di oltre 20 milioni di abitanti, 1,7 milioni di imprese e 7 milioni di addetti.

La nuova organizzazione territoriale che ne consegue si basa su quattro diversi modelli: le realtà metropolitane, i motori industriali, i territori marginali e le aree ponte.

Tre le realtà metropolitane di questo vasto territorio: Milano metropolitana, quarta a livello europeo (8,3 milioni di abitanti, 676 mila imprese, 3 milioni di addetti, con attività finanziarie, professionali, informatica ricerca e sviluppo), Bologna metropolitana (1,2 milioni abitanti, 107 mila imprese e 435 mila addetti, con servizi a 360 gradi e attività di logistica e comunicazioni, attività professionali e meccanica) e il Veneto metropolitano, la vera Patreve (1,7 milioni di abitanti, 145 mila imprese e 578 mila addetti, attività in commercio, logistica e comunicazione, meccanica).

“Le nuove aree vaste, di cui una regione come la Lombardia ha assolutamente bisogno, devono essere un livello intermedio tra il governo regionale e i Comuni: all’interno bisogna poi individuare delle aree omogenee sulla base delle rispettive specificità territoriali. Se pensiamo ad esempio a un’area vasta che comprende Varese, Como e Lecco, è chiaro che ci dovranno essere al suo interno zone specifiche che valorizzino i territori montani, l’area del lago con la sua vocazione turistica e un’area a vocazione industriale e produttiva come quella di Varese e della Brianza comasca. Obiettivo deve essere quello di aggregare funzioni e servizi per migliorarne l’economicità e l’efficienza, senza tuttavia far venire meno le identità municipali con la loro storia, la loro cultura e le loro tradizioni” ha sottolineato il Presidente del Consiglio regionale Raffaele Cattaneo intervenuto al convegno.

I “motori dell’industria” sono i territori in cui si esprime il valore del manifatturiero: il “Bresciano- Padana centrale”, terra di media impresa (1,5 milioni abitanti, 122 mila imprese, 478 mila addetti, settori prevalenti metallurgia, meccanica e turismo), la “Pedemontana veneta”, la galassia dei distretti (1,3 milioni abitanti, 110 mila imprese, 446 mila addetti, settori calzature e pelli, tessile e abbigliamento, legno e arredo) e “Via Emilia”, un territorio tante eccellenze (1,9 milioni abitanti, 177 mila imprese, 651 mila addetti, settori meccanica, alimentare e ceramica).

I “territori marginali”, rappresentano invece la fragilità come opportunità: “Montagna lombarda”, con la spinta dell’edilizia, (369 mila abitanti, 29 mila imprese, 102 mila addetti, attività soprattutto nel turismo, ma anche edilizia e alimentare), “Dolomiti venete” con l’eccellenza dell’occhialeria (202 mila abitanti, 14 mila imprese, 68 mila addetti, turismo, occhialeria e legno arredo le attività principali) e “Delta padano”, con la filiera dell’agroalimentare (281 mila abitanti, 30 mila imprese, 79 mila addetti, e principali settori agricoltura alimentare, settore ittico e tessile- abbigliamento).

Infine ci sono le “aree ponte” nodi strategici e vocazioni ibride: “Veronese-Medio Brennero”, il baricentro Naturale (1,3 milioni abitanti, 122 mila imprese, 429 mila addetti, settori principali logistica e comunicazioni, sistema moda e minerali non metalliferi), “Veneto orientale”, la porta verso est (841 mila abitanti,76 mila imprese, 277 mila addetti, settori legno-arredo, turismo e agricoltura), e “Romagna”, il distretto turistico (1,4 milioni abitanti, 139 mila imprese, 471 mila addetti e settori principali turismo, legno-arredo e attività immobiliari).

Con la definizione delle Aree Vaste si provvede a “riempire” gli spazi territoriali compresi tra le Città metropolitane e i Poli intermedi. In prospettiva, la presenza di Aree Vaste forti ed omogenee del punto di vista socio-economico e produttivo, potrebbe rappresentare un’opportunità affinché le tre Regioni lavorino in modo condiviso su questioni cruciali come la programmazione economica, l’assetto infrastrutturale, lo sviluppo tecnologico e l’uso delle risorse europee. 

“Questo studio sulle Aree Vaste - concludono Alessandro Conte, Presidente CNA Veneto, Paolo Govoni, Presidente CNA Emilia Romagna e Daniele Parolo, Presidente CNA Lombardia - contribuisce a mettere in luce le sinergie tra Emilia Romagna, Lombardia e Veneto, territori che storicamente si caratterizzano per forti relazioni economiche a livello interregionale. A nostro avviso, siamo di fronte alla necessità di un vero e proprio salto di qualità nel processo di integrazione fra queste Regioni. Solo così questo territorio può essere in grado di competere con le altre grandi aree europee”.


In apertura: la platea dei partecipanti al convegno “Verso nuove configurazioni territoriali” che si è tenuto questa mattina presso la nuova Sede regionale CNA - in via Marco D’Aviano 2, Milano - al quale ha partecipato, portando un rilevante contributo, il Presidente del Consiglio di Regione Lombardia Raffaele Cattaneo.
A seguire: la copertina del rapporto elaborato dal Centro Studi Sintesi, pubblicato da Franco Angeli; Alberto Cestari e Riccardo Dalla Torre mentre presentano il rapporto; l’intervento del presidente Raffaele Cattaneo; i tre presidenti CNA Conte, Parolo e Govoni, protagonisti della tavola rotonda condotta dal giornalista del Sole 24 Ore Gianni Trovati.