LA NORMA UNI 11592

PER I PROFESSIONISTI

DI ARTETERAPIA

Un convegno molto partecipato presso la sede UNI di Milano

Oltre 100 presenze all’appuntamento organizzato da APIArT, Associazione Professionale Italiana Arteterapia, affiliata CNA Professioni e da Arte.a, Associazione Professionale Arteterapeuti Antropofisi.

A fare gli onori di casa Alberto Monteverdi, dell’Area Comunicazione UNI che ha detto ai numerosi arteterapeuti presenti, di trovarsi nel posto giusto poiché l’Uni già da qualche tempo non si occupa solo di norme che riguardano materiali e attrezzature ma anche di codificare in specifiche norme le Conoscenze, Ablità e Competenze delle figure professionali identificate dalla legge n.4 del 2013.

Antonio Mecca, resp.le CNA Professioni Lombardia ha illustrato l’impegno e la determinazione della CNA che ha portato, attraverso CNA Professioni, a ottenere una legge che finalmente regolamenta le tante nuove attività richieste dal mercato nel nostro paese e portato dignità ai moltissimi lavoratori autonomi che sembravano figli di un Dio minore.

Si sono quindi susseguiti, entrando nel merito dei molti problemi ancora da risolvere, interventi di: Alessandra Zacchetti, Accredia; Simone Donnari, Presidente Apiart; Manuela Pagura, Presidente Arte.a e di Alessandro Tamino, Coordinatore del Gruppo di Lavoro “Figure Professionali operanti nel campo della Arti terapie” e delegato Apiart per le relazioni Istituzionali, che ha condotto e animato il convegno in modo eccellente, invitando i partecipanti, nella seconda parte della mattinata, a disporre le sedie a cerchio per favorire un contatto più intimo “con” e “tra” i partecipanti nonchè stimolarli ad intervenire più liberamente. Insomma, non proprio una seduta di arteterapia, ma quasi.

 


L’ARTETERAPIA promuove le risorse creative di individui, gruppi, famiglie e comunità per sviluppare il benessere personale e sociale, facilitando la comunicazione e condivisione.

La norma UNI 11592 definisce la “qualità” dei professionisti affinché i committenti - sia individuali che “collettivi” come scuole, collegi, carceri, consultori, centri diurni e servizi residenziali, strutture sanitarie di ogni tipologia - possano affidarsi a operatori veramente in grado di contribuire alla buona convivenza sociale modulando efficacemente l’espressione emozionale e capaci di comunicare e collaborare con le altre figure professionali coinvolte come ad esempio quelle prettamente sanitarie.