#impresecheresistono – Artigiani Vs Covid-19 | Bergamo

#impresecheresistono – Artigiani Vs Covid-19 | Bergamo

Il dramma della cassa integrazione. La mancanza di liquidità. La trasformazione dei processi produttivi per adattarli alle normative sulla sanificazione. La rabbia verso le istituzioni. Ma anche le speranze di cambiamento, l’opportunità di trasformare l’emergenza in occasione di ripensare il business. E soprattutto la dignità del lavoro, la solidarietà tra persone, la consapevolezza di essere oggi più comunità di ieri.

Imprese e imprenditori, piccoli e piccolissimi, hanno attraversato e continuano a farlo, loro malgrado, un periodo storico nel quale tutte le certezze del vivere quotidiano sono state improvvisamente messe in discussione.

Queste le imprese associate alla CNA di Bergamo che hanno partecipato al progetto #impresecheresistono – Artigiani Vs Covid-19:

LEONE ALGISI RESTAURI

? Gorle (Bg)

? Fotografo: Roberto Lapi

“L’azienda, costituita da me, mia moglie e un dipendente, è nata due anni fa anche se sono 25 anni che faccio questo lavoro. Ci occupiamo di restauro ligneo, dipinti su tavola e tutto quanto riguarda il legno. Lavoriamo molto con committenza ecclesiastiche, abbiamo restaurato cori, altari lignei, sagrestie”.

Con lo scoppio dell’emergenza, per oltre due mesi la ditta chiude e non ha introiti. “Noi ci siamo fermati qualche giorno prima che ci venisse imposto lo stop perché ci siamo ammalati entrambi”, dice Algisi. Ora “bisognerà capire se il mercato ripartirà o no. Di certo il settore viene da anni di crisi pesantissima”.

Problemi particolari?

“Abbiamo avuto problemi nella riscossione, anche per difficoltà oggettive dei creditori e per la difficoltà di comunicare con clienti chiusi o ammalati. Ma nessuno se n’è approfittato per non pagare”.

Per un’azienda così, impossibile lo smartworking: “Il lavoro è molto manuale, artigianale, tradizionale, non possiamo inventare nulla”. Per fortuna, “ho sentito molta solidarietà, arrivata da mezza Italia. Un cliente istituzionale, dopo averci detto che i pagamenti erano rimandati a data da destinarsi, ci ha richiamato per dirci che avrebbe avuto un occhio di riguardo per i fornitori bergamaschi”.

Dopo la crisi?

Dovremo reinventarci come Paese, ripensando al modo di vivere e di produrre. La pandemia ha rimesso in discussione il turbocapitalismo degli ultimi 20 anni”.

CREARE ACCONCIATURE

? Ranica (Bg)

? Fotografo: Roberto Lapi

“Questa avventura è iniziata a metà febbraio, nell’aria c’era molta paura e la clientela si era ridotta. La nostra zona è confinante con Alzano Lombardo e a quella che doveva diventare zona rossa. Noi abbiamo chiuso il 9 marzo, con due giorni d’anticipo rispetto all’obbligo, e sono orgogliosa di quel gesto”.

Non è però facile ammetterlo per Tiziana Teani, classe 1961, in questo salone dal 1991.

Le clienti hanno capito tutte che l’emergenza era più importante di un taglio di capelli. Dopo tre mesi la situazione è molto pesante, ci aspettavamo sostegni che non sono arrivati. Ci siamo dotati di guanti, mascherine, kimono monouso, termometri, gel igienizzante. Chi entra deve avere la certezza di avere tutte le garanzie”.

Le perdite sono forti:

Nel primo trimestre siamo alla metà del fatturato rispetto al 2019 e sui primi cinque mesi la caduta sarà del 70%. In Italia ci sono 135mila parrucchieri ed estetica, con 250mila addetti totali. È una buona fetta dell’economia e spero che faranno qualcosa per aiutarci. La sicurezza è fondamentale ma serve ripartire. Noi di recente abbiamo introdotto alcuni trattamenti anticaduta e antiforfora con prodotti bio, perché crediamo nel bio, e quello che sta succedendo dimostra che abbiamo sfruttato troppo la nostra Terra”.

NTB

? Cazzano S. Andrea (Bg)

? Fotografo: Roberto Lapi

Giuliano Bosio è nato nel 1962 ed è nel settore tessile da 40 anni. La sua NTB – Nuove Tessiture Bosio si trova nel cuore del distretto tessile dell’alta Val Seriana.“Oggi ho 9 dipendenti, quasi tutti giovani. La nostra società ha circa 70 clienti e produciamo 2 milioni di chili di tessuto l’anno”.

L’11 marzo Bosio decide di chiudere l’azienda,“per preservare i miei dipendenti e le loro famiglie, consapevole che ci sarebbero stati grossi problemi anche se non pensavo sarebbero durati così tanto. I miei dipendenti hanno capito la situazione e che la salute è più importante del lavoro”.

Il problema principale è stato gestire il fermo produttivo e i mancati pagamenti di alcuni clienti, anch’essi in difficoltà. “E anche noi abbiamo dovuto trasferire questo problema sui fornitori, che ci hanno concesso delle dilazioni o dei piani di rientro; altri invece sono stati più severi e non hanno accettato”.

Una stima delle perdite?

Il mio fatturato medio di 200-250mila euro mensili si è azzerato. Manca all’appello mezzo milione di euro. In quei due mesi abbiamo sanificato uffici e produzione, e fatto tutto quel che CNA ci ha detto di fare. E lo ritengo una cosa positiva, servirà rigore nel tutelarsi a vicenda. Sarà anche tutto più pulito”.

All’inizio, conclude Bosio, le figlie, che lavorano con lui, “mi hanno additato come pesante e pauroso. Col tempo si sono accorte che la situazione non era così semplice. Ora mi auguro che lo Stato ci dia davvero una mano”.

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