#impresecheresistono – Artigiani Vs Covid-19 | Lario e Brianza

#impresecheresistono – Artigiani Vs Covid-19 | Lario e Brianza

Il dramma della cassa integrazione. La mancanza di liquidità. La trasformazione dei processi produttivi per adattarli alle normative sulla sanificazione. La rabbia verso le istituzioni. Ma anche le speranze di cambiamento, l’opportunità di trasformare l’emergenza in occasione di ripensare il business. E soprattutto la dignità del lavoro, la solidarietà tra persone, la consapevolezza di essere oggi più comunità di ieri.

Imprese e imprenditori, piccoli e piccolissimi, hanno attraversato e continuano a farlo, loro malgrado, un periodo storico nel quale tutte le certezze del vivere quotidiano sono state improvvisamente messe in discussione.

Queste le imprese associate alla CNA del Lario e della Brianza che hanno partecipato al progetto #impresecheresistono – Artigiani Vs Covid-19:

PASTICCERIA AMERIGO DI ALIPPI ELENA E MICHELE

? Mandello del Lario (Co)

? Fotografo: Alberto Locatelli

Fin dalle prime ore in cui si percepiva l’imminente uscita del Decreto per la chiusura dei locali abbiamo deciso di fermarci completamente dal 10 marzo”, racconta il titolare, Michele Alippi.“Questo ha comportato ovviamente un mancato incasso quotidiano di liquidità, inoltre abbiamo dovuto attivare la cassa integrazione per tutti i nostri collaboratori, anche se la posizione bancaria ha permesso di pagare tutti i fornitori fino al 30 aprile”.

Certo, l’emergenza si è tradotta in mancanza di liquidità, “per poter fronteggiare i costi della messa in sicurezza e igienizzazione dei locali e del personale”.

La riapertura, parziale, dal 5 maggio, all’inizio solo con il servizio da asporto e facendo entrare i clienti uno alla volta .

I momenti più difficili sono stati i giorni antecedenti la chiusura, per la tensione che si percepiva nei momenti di grande affluenza nel locale dei clienti. I nostri collaboratori si sono dimostrati tranquilli e sereni, da parte loro c’è sempre stata la voglia di ritornare alla normalità il più presto possibile, anche se col passare delle settimane la serenità era venuta a mancare per essere sostituito in modo alterno da preoccupazione e angoscia”.

FALEGNAMERIA FRATELLI GALLI

? Fenegrò (Co)

? Fotografo: Fabrizio Cusa

La falegnameria è un’impresa storica, fondata nel 1909.

Quest’esperienza ci ha lasciato perplessi. All’improvviso abbiamo dovuto sospendere l’attività e tenere a casa i dipendenti, perché tutti i cantieri in cui lavoravamo – noi facciamo serramenti – hanno chiuso. Così abbiamo iniziato a produrre barriere antispruzzo, dal momento che era l’unica cosa che il mercato chiedeva. Tuttavia si tratta di una produzione limitata, sia perché non abbiamo le idee chiare sul da farsi, sia perché finora abbiamo realizzato solo su indicazione dei clienti: uffici, banche e studi di professionisti”.

Di certo, “per il futuro speriamo che le imprese edili riprendano a lavorare perché dipendiamo dalla filiera”.

PASTICCERIA CIOCCOLATERIA

? Albiolo (Co)

? Fotografo: Franco Ceriani

Stefano Franzi è pasticcere. Ha 48 anni ed è nato e cresciuto nel laboratorio di famiglia, ereditata dal papà che a sua volta l’aveva ereditata dal nonno. Un’attività quasi centenaria, che oggi ha 3 dipendenti in produzione e 3 nel punto vendita, che sforna torte, pasticceria mignon, cremineria, confetture.

Il fatturato si attestava sui 300mila euro annui. Prima del Coronavirus.

All’inizio ci siamo spaventati, si sapeva poco e si sperava di riaprire velocemente. Non ci si rendeva conto di quanto era grave questa emergenza. Ovviamente abbiamo dovuto pensare subito alla liquidità perché abbiamo dipendenti da pagare e ricevute bancarie in scadenza, quindi abbiamo chiesto aiuto alla banca anche se speravamo in tempi di risposta più brevi. Ma siccome ci era concessa la consegna a domicilio, abbiamo iniziato a lavorare, facendo promozione sui social soprattutto di quei prodotti standard che richiedono poco impegno. Abbiamo lavorato solo in due, con tutte le precauzioni sanitarie che ci erano imposte. E a Pasqua qualcosa siamo riusciti a fare”.

Le perdite, ovviamente, sono forti. “Due mesi di chiusura sono un incasso mancato quasi al 100%. La consegna al dettaglio mi ha permesso giusto di mantenere il contatto coi clienti”. Per fortuna, “in un settore come il nostro l’igiene personale e la regolare detersione delle superfici erano attività a cui eravamo già abituati. Abbiamo adottato le strisce a terra per il distanziamento anche visivo e imposto la distanza tra i tavolini, il pannello davanti alla cassa, i detergenti all’ingresso”.

Il bicchiere, però, non è del tutto vuoto.

Questo lungo periodo di fermo ci ha fatto riflettere sull’organizzazione del lavoro, per cui stiamo redistribuendo gli incarichi con le tempistiche di lavorazione che ognuno deve seguire, e questo ci permetterà di risparmiare a regime qualche soldo”.

Le previsioni sono però a tinte fosche.

All’inizio, soprattutto per i timori dei clienti, le entrate saranno relative, quindi prevedo ancora cassa integrazione. Solo a ottobre potrò vedere se il lavoro riprenderà, perché d’estate i prodotti di pasticceria hanno un calo fisiologico. Certo il dolce è qualcosa a cui a volte è difficile rinunciare, quindi confido che la ripresa, nel medio periodo, arriverà”.

TRATTORIA BOCCA DI LUPO

? Albiolo (Co)

? Fotografo: Franco Ceriani

Alla trattoria Bocca di lupo, ad Albiolo (Co), Andrea Polmonari e la moglie fanno da mangiare dal 1985. “È una piccola trattoria, facciamo un fatturato annuo di circa centomila euro, con una cucina di qualità, servendo una ventina di coperti all’interno e 5-6 tavoli nel dehors estivo”.

Per terra ci sono gli scotch di colore bianco e rosso per definire il distanziamento.

Abbiamo lavorato fino all’8 marzo, poi abbiamo seguito il Decreto, rimanendo aperti un paio di settimane fino alle 18. Il Decreto inoltre ci consentiva all’inizio di fare consegne a domicilio, e dal 4 maggio anche asporto. In questo modo abbiamo fatto un fatturato del 15% rispetto all’ordinario. Ma i 600 euro di bonus, questi lavoretti e il blocco delle rate del mutuo e dei finanziamenti ci hanno sicuramente aiutato. Certo ora stiamo raschiando il fondo del barile. E non è che io mi aspetti il boom quando riapriremo, ma almeno di vivacchiare”.

Polmonari oggi spera che in 4-5 mesi si possa tornare alla normalità. “Dopo il primo mese ero davvero nello sconforto, ma chattando con una cliente di Lugano lei mi ha offerto un bonifico di 1.000 euro dicendomi che poi le avrei scalato via via i pasti che sarebbe venuta a consumare in futuro”, racconta commosso.

Questa storia mi ha insegnato a essere più umile. Che facciamo progetti ma basta un virus e salta tutto. Anche parlare di errori della politica sarebbe troppo facile, nessuno ha la bacchetta magica, tutti avrebbero fatto errori. Almeno si sono attivati per tenermi a galla”.

TERMOIDRAULICA VARANO S.A. DI VARANO ALFREDO & C

? Valmadrera (Lc)

? Fotografo: Alberto Locatelli

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